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    Home Lotte e movimenti antimperialismo Cancellare la Nakba in Israele?

    Cancellare la Nakba in Israele?

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    Alcuni spunti sul significato del revisionismo storico e il ruolo dei movimenti
     
    Il 26 maggio è stato pubblicato, su “Il manifesto”, l’articolo “Nakba vietata e patto di lealtà, parte il panzer Lieberman”. L’articolo sottopone all’attenzione dei lettori la deriva sempre più autoritaria e razzista del nuovo governo israeliano, nato dall'accordo tra il Likud del premier israeliano Benyamin Netanyahu e il partito di estrema destra Yisrael Beitenu guidato dall'ultranazionalista Avigdor Lieberman (ora Ministro degli esteri).
     
    Il giornalista si sofferma, in particolare, su due proposte di legge che renderebbero, se accettate, qualsiasi celebrazione della Nakba (la Catastrofe) del popolo palestinese “un reato”. Il solo ricordo della cacciata di milioni di palestinesi dalla propria terra ad opera del neo-nato Stato d’Israele nel 1948 sarebbe punibile con la reclusione fino a tre anni; sarebbero imposti a tutti i cittadini israeliani il servizio militare o civile obbligatorio (attualmente migliaia di arabo-israeliani non prestano servizio di leva) e un giuramento di fedeltà allo “Stato ebraico, democratico e sionista, ai suoi simboli e valori”. Chi non fosse disposto a sottoscrivere questo “atto di fede” ad Israele, incorrerebbe nella perdita della cittadinanza.
     
    Ancora una volta, quindi, si riscrive la storia. Si riscrive perché chi ha il potere ha sempre bisogno di trovare una legittimazione, anche e soprattutto a danno di chi reclama giustizia, di chi, come il popolo palestinese, reclama il diritto all’esistenza. I decreti israeliani, se approvati, toglieranno anche quel minimo spazio di agibilità politica ai cittadini israeliani che coraggiosamente criticano il proprio governo, che vedono nel sionismo non un ideale al quale prestare giuramento, ma un’ideologia razzista e guerrafondaia in nome della quale milioni di Palestinesi sono stati aggrediti e perseguitati. Dove andrà a finire quest’altra storia? Chi dovrà raccontarla?
     
    A fronte di questo tentativo di cancellare il ricordo della ferocia con la quale è stato edificato lo stato di Israele, ancora una volta, fuori da quelle terre martoriate, il silenzio è assordante... Non stupisce, in tal senso, che la prima visita ufficiale all’estero di Lieberman sia stata in Italia: il Ministro israeliano, a giusta ragione, sa di trovare nel nostro Parlamento chi lavora sistematicamente da decenni per rimuovere il portato conflittuale del passato, equiparando ad esempio partigiani e repubblichini di Salò. Cancellare la memoria delle offese e delle lotte, sminuire le Resistenze: è una vecchia ed efficace strategia, vecchia almeno quanto lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, efficace in qualsiasi parte del mondo…
     
    Così, mentre dall’altra parte del Mediterraneo Israele si riconferma all’avanguardia non solo nella gestione repressiva e violenta del presente, ma anche nel controllo del passato, in Italia si orchestrano vere e proprie campagne di marketing per “ristabilire la verità sulle foibe”, si tace sui massacri fascisti in Etiopia, in Albania, in Grecia, si snatura il 25 aprile facendone una squallida imitazione del 2 giugno, si riscatta addirittura la parola “revisionista” (cfr. l’ultimo libro di Pansa). Che cosa è più utile a chi governa, se non una massa sorda alle verità del passato, accecata e disarmata di fronte alla miseria e all’oppressione, pronta a marciare “ognun per sé”, certa che “non gli riguarda”, che “non toccherà mai a loro”?
     
    È in questa chiave che dobbiamo leggere oggi l’internazionalismo, l’antifascismo: non è un caso che il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina inviti chi tiene a cuore la causa palestinese a combattere “contro l’imperialismo di casa propria”, a contrastare quotidianamente chi permette che Israele esista come entità razzista ed escludente un intero popolo. Quando parliamo della necessità di fare “di ogni spazio sociale – scuole, università, luoghi di lavoro, piazze – un luogo di lotta e controinformazione” non intendiamo una semplice testimonianza, ma un intervento attivo, in nome di un progetto complessivo di emancipazione, che contrasti ogni deriva securitaria, xenofoba, sessista in atto nel nostro paese. Cercando ad esempio di rendere le nostre facoltà un luogo di confronto, un luogo in cui si faccia una ricerca critica, e non il luogo in cui si ripetono menzogne e si preparano lavoratori ben disciplinati ed omologati, spettatori assuefatti alle ingiustizie del mondo.
     
    Lottare contro la cancellazione della memoria storica non significa infatti restare legati ad un “passato mitico”, come qualcuno strumentalmente dichiara. Significa invece recuperare il significato storico delle lotte di resistenza, il ruolo progressista e rivoluzionario che le classi subalterne hanno recitato nella storia contro la conservazione, contro il potere, fedele solo a se stesso ad al suo mantenimento. Chi non ha mai avuto niente da perdere, se non le proprie catene, ha cambiato il mondo; e noi che oggi ci ripromettiamo di continuare su quella strada abbiamo il dovere di contrastare chi cerca di cancellare la verità.
     
    È per questo che dal 3 al 5 a Palazzo Giusso, Università Orientale, ospiteremo anche noi una mostra sulla questione palestinese dalla Nakba ad oggi, corredata da alcuni banchetti di controinformazione dove si potranno reperire analisi e materiali “alternativi” alla storiografia sionista ed alla chiacchiera televisiva. Questa mostra, curata da un comitato cittadino, sta girando da settimane per facoltà e centri sociali, e rappresenta l'occasione per una riflessione critica, un megafono per la flebile voce di un popolo martoriato...
     
    Perché quella voce scuota le nostre coscienze, e non ci parli di ingiustizie lontane, ma di un solo nemico, che è dappertutto
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    Ultimo aggiornamento ( Giovedì 05 Agosto 2010 13:55 )  

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