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    Home Lotte e movimenti no-copyright Il sapere mette le ali

    Il sapere mette le ali

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    Intervista al collettivo politico-musicale Get Up Kids!, copromotore del progetto Libreremo
     
    Una presentazione di Libreremo (cos'è, cosa offre... )
     
    Libreremo nasce quasi tre anni fa come uno strumento di riappropriazione dei contenuti, a disposizione di tutti quei soggetti sociali (studenti, lavoratori, precari, disoccupati... ) ai quali viene quotidianamente negato il diritto allo studio e quello più generale a farsi una cultura. Grazie alle reti p2p, Libreremo mette in condivisione migliaia di testi, universitari e non, e dà la possibilità a chiunque di contribuire segnalando nuovi materiali in formato digitale. In tal modo si aumenta e si diffonde il patrimonio culturale liberato dal copyright e dal profitto delle case editrici, le quali lucrano come parassiti sul lavoro degli autori, impongono prezzi assurdi, fanno scomparire libri dalla circolazione...
     
    Attenzione: Libreremo ha una natura politico-culturale e non ha alcun tipo di finalità commerciale. Nasce dal basso, come percorso di lotta che intende contestare le vecchie e le nuove forme della disuguaglianza. È totalmente estraneo a modelli di business tipo Google Books, che - pur presentandosi come democratici e "open" - rischiano seriamente di subordinare l'accesso alla cultura al profitto di una gigantesca corporation, che per di più agisce in condizioni di monopolio.
     
    L'obiettivo di Libreremo - oltre a quello molto concreto di ottenere materiali di studio, che siano manuali o testi ormai introvabili, libri che non vengono più stampati solo perché "non vendono" - è di stimolare una critica del diritto d'autore e più in generale della proprietà intellettuale, facendo emergere come la sua difesa e il suo rafforzamento siano dettati da interessi tutt'altro che "immateriali". L'aumento esponenziale dei brevetti depositati, la nuova divisione internazionale del lavoro, lo sviluppo di Internet e delle tecnologie digitali, le continue ondate repressive contro la libera circolazione dei contenuti: sono tutti elementi che testimoniano l'importanza sistemica assunta negli ultimi 20 anni dalla proprietà intellettuale, come nuova e ancora più paradossale forma diproprietà privata. Per questo pensiamo che nel 2009 una critica radicale al capitalismo debba tenere dentro anche questi aspetti, e che l'orizzonte di un progetto come Libreremo, pur nella sue specificità, debba coincidere con quello di un cambiamento complessivo della società. La negazione della conoscenza e di ogni cultura critica è solo una delle tante forme di esclusione sociale.
     
     
    Perché c'è bisogno di Libreremo?
     
    Il progetto è nato per fronteggiare un'emergenza specifica che abbiamo vissuto come studenti universitari di Napoli. Nel 2007 una retata della finanza e degli ispettori S.I.A.E. procurò multe salate agli studenti trovati in possesso di materiale fotocopiato, costringendo così tutti ad acquistare testi originali. Il percorso di studi, già reso difficile da mancanza di residenze universitarie, mense, biblioteche, servizi e borse di studio, veniva di fatto gravato di un ulteriore spesa. E non si tratta di una spesa da poco, visto il costo esorbitante dei testi di medicina, di ingegneria, giurisprudenza, ma anche delle stesse materie umanistiche! Subito quindi partì l'idea di distribuire dei cd con i testi d'esame e, poco più tardi, quella di metter su un portale che potesse allargare questa pratica di scambio e di riappropriazione a tutte le università italiane.
     
    Da allora c'è da dire che le cose dal punto di vista più complessivo del diritto allo studio non sono affatto migliorate, anzi. Come ha testimoniato il movimento studentesco lo scorso autunno, l'università sta diventando un luogo sempre più elitario, accessibile solo a chi può permetterselo. Il taglio delle borse di studio, l'assenza cronica di alloggi, le esternalizzazioni dei servizi mensa, il continuo aumento delle tasse e la generale aziendalizzazione degli Atenei, l'hanno resa il centro della selezione e distinzione, in base alla classe di provenienza, fra chi è destinato ad avere una formazione all'altezza delle esigenze del mercato e chi invece è catapultato verso un futuro di disoccupazione, lavoro precario e iper-sfruttamento.
     
    In questi anni Libreremo ha continuato a gran ritmo nella sua opera di riappropriazione della cultura, ampliando il suo raggio d'azione con un tour in giro per l'Italia, ricevendo apprezzamenti e contributi anche dall'estero, e il supporto di numerosi collettivi universitari protagonisti della mobilitazione contro la riforma Gelmini, in primis il CAU (Collettivo Autorganizzato Universitario) di Napoli... speriamo che nel suo piccolo possa contribuire a rilanciare fin da quest'autunno dei percorsi di lotta collettivi per il diritto allo studio.
     
     
    Secondo voi, il Peer to Peer illecito o la fotocopia illecita di testi universitari sono fenomeni che esistono perché avvengono in massa, "di nascosto" e normalmente impunemente, oppure perché le persone non ritengono di commettere un atto ingiusto?
     
    Sicuramente la stragrande maggioranza della gente scarica, fotocopia, masterizza per soddisfare un'esigenza reale, un bisogno concreto, senza porsi tante domande sulla legittimità o meno delle proprie azioni. Questo è un dato che non può essere ignorato e per alcuni aspetti è anche positivo, perché indica che non ci si lascia facilmente intimorire dalle minacce e dalla propaganda finanziata dalle associazioni degli industriali. Di recente comunque, anche a seguito di alcuni casi eclatanti comparsi sui mezzi di informazione (vedi condanna del portale Pirate Bay), si inizia a sviluppare anche una certa consapevolezza (ben documentata dal recente libro di Luca Neri La baia dei pirati. Assalto al copyright.). Proprio per sviluppare questa forma di coscienza, per far sì che chiunque scarichi non si debba sentire "un ladro" o "uno che uccide la cultura", ogni testo di Libreremo ha una copertina che spiega brevemente i motivi e le speranze del progetto.
     
     
    Secondo voi, tra quelli che condividono illegalmente, ci sono anche membri della polizia giudiziaria, della magistratura, parlamentari, ministri... oppure quelli predicano bene e razzolano meglio?
     
    Francamente non ne abbiamo la più pallida idea visto che ci teniamo ben alla larga da questo tipo di frequentazioni... Ma a sentire il ministro Maroni, pare proprio di sì... D'altra parte non è da escludere che tra le tante ipocrisie di chi ci governa ci sia anche questa: c'è sempre una morale e una legge dei governanti, alquanto flessibile, e poi c'è n'è una per i governati, sempre più severa...
     
    D'altronde per l'imprenditoria che muove le fila l'unica cosa davvero importante è che gli attori istituzionali recitino bene la propria parte davanti al pubblico, e che siano pronti poi ad intervenire con la repressione prima che il dilagare del fenomeno rischi di rompere i delicati equilibri costruiti con gli altri interessi economici in campo, provider, produttori di software, piattaforme web di diffusione di contenuti, distributori on-line, produttori di supporti ecc.
     
    Comunque stiano le cose, in una società divisa fra chi si può permettere di acquistare l'originale e chi deve fare quadrare i bilanci con le fotocopie e le masterizzazioni, Libreremo non invita nessuno ad "arrangiarsi": serve piuttosto a prendere coscienza, a mettere in questione la legalità dominante, a rivendicare il diritto all'originale!
     
     
    L'aspetto più interessante del vostro progetto ci sembra consistere nella sua palese e dichiarata illegalità: in altre parole, voi fate davanti a tutti quello che "tutti" fanno "di nascosto". Cosa accadrebbe se tutti facessero come voi? Ci sarebbe un adeguamento della legge alla pratica sociale o tutti verrebbero processati?
     
    È persino superfluo ricordare che legalità e illegalità sono stabilite in ogni epoca da chi detiene il potere. Ci sono delle cose che in altri momenti erano illegali, come il diritto a scioperare, e che solo grazie alle lotte – e ai sacrifici di chi ha affrontato la repressione – sono state riconosciute... D'altronde il fatto che alcune cose che diamo per acquisite, si pensi ancora al diritto di sciopero, vengano sempre più cancellate, indica proprio che la legalità è una linea mobile, che solo alla lontana ha a che fare con la moralità...
     
    Come lo scambio di contenuti su Emule, Libreremo può essere illegale per chi ci governa, ma sicuramente è molto più legittimo e morale del profitto delle grandi imprese. Lo stesso si potrebbe dire di altre "violazioni" dei diritti di proprietà intellettuale, come ad esempio la produzione a basso costo di farmaci contro l'AIDS, che secondo i manager delle multinazionali dovrebbe cessare – con quali conseguenze possiamo immaginare – perché il rispetto dei loro brevetti vale più di milioni di vite umane... Per noi consentire a migliaia di persone di portare avanti i propri studi, di crescere, di interrogarsi vale molto di più dei loro bilanci...
     
    Comunque se tutti facessero come noi, ovvero se tutti condividessero e scaricassero libri, prendessero coscienza, si organizzassero pubblicamente, manifestassero il loro dissenso insieme ai collettivi ed alle reti sociali, probabilmente il legislatore avrebbe più difficoltà a intervenire in senso meramente repressivo... Quindi invitiamo sempre alla massima partecipazione: le retoriche da eroi solitarie appartengono a tristi tradizioni politiche...
     
     
    Siete pronti ad assumervi le vostre responsabilità davanti alla legge oppure confidate nel fatto che la Cultura in Italia non interessi a nessuno, tanto meno all'autorità?
     
    Beh, c'è da dire che la politica istituzionale è quasi sempre miope, perché affronta – male – solo temi su cui è possibile procacciarsi voti, o consensi presso i "poteri forti" (Confindustria, Chiesa, Servizi e Forze dell'ordine)... Di conseguenza, sulle questioni del diritto d'autore si interviene soltanto su sollecitazione diretta di qualcuno che segnala l'abuso o con una propaganda da quattro soldi. L'attenzione è su altre vicende, più facilmente sfruttabili a fini "terroristici", come la "sicurezza" o l'"immigrazione". Insomma, l'agenda politica è già una presa di posizione, alquanto distante dal paese reale, che da parte sua si interroga invece su come ottenere un lavoro, difendere il salario, avere un tetto, dei servizi sociali decenti... E che a ragione pensa che a scaricare, fotocopiare e condividere non ci sia nulla di male: né per gli autori (il cui primo interesse dovrebbe sempre essere comunicare, far girare le proprie idee), né ovviamente per gli utenti, che in tempi di crisi hanno sempre meno soldi, ma la necessità e la voglia di sviluppare la loro intelligenza a contatto con tanti materiali una volta appannaggio di pochi...
     
    Comunque, quando la legge ti chiama, non hai molta scelta. Vai, rivendichi cosa hai fatto, sveli le loro ipocrisie, e cerchi di trasformare il processo in un momento di dibattito e riflessione pubblica.
    Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 24 Febbraio 2010 12:16 )  

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    Approfondimenti

    (Collettivo Ippolita, Feltrinelli, 2007, liberamente scaricabile sul sito: ippolita.net)
     
    (Karl Foger)
     
    (Francesco Schettino)
    (intervista al coll. Get Up Kids!, copromotore del progetto Libreremo a cura di scarichiamoli.org)
     

    Materiali resistenti

    (a cura del coll. politico-musicale Get up Kids!)
     
    (a cura del Cau)
     

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