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    Home Cosa pensiamo La censura ai tempi del Referendum

    La censura ai tempi del Referendum

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    La censura non esiste!  Se chiedete ad uno che fa la pizza se la pizza esiste, quello ti dirà "ma che sei scemo?! Certo che esiste!". Se volete sapere se la medicina esiste basta chiedere ad un medico. Però non esiste nessun "censore" che ti dirà "sisì, ti sto censurando". Io, per esempio, sono stata vittima di "linea editoriale".
    [Francesca Fornario, giornalista e autrice satirica, censurata dalla Rai nell'estate 2016]

    E' davvero un clima "particolare" quello che si respira in avvicinamento al referendum del 4 dicembre. Tra menzogne, scorrettezze e regali, il Governo sta conducendo la sua campagna per il SI. Una delle ultime trovate riguarda una circolare del ministero degli Interni che vieta alle pubbliche amministrazioni di svolgere attività di "comunicazione" sul referendum. Senza tener conto, però, del tour per il SI fatto all'estero fatto dalla Boschi organizzato dalle ambasciate italiane.
    Senza tener conto che, tra le componenti della pubblica amministrazione, c'è anche l'università che di per sé dovrebbe essere un luogo in cui si incentiva il dibattito, un luogo di approfondimento sui temi d'attualità, un'istituzione che permetta la formazione di coscienze critiche.

     

    Su questo Massimo Villone ha scritto un interessante articolo che vi alleghiamo sotto.
    Prima vorremmo raccontare una storia molto più piccola, ma sintomatica dei tempi che stiamo vivendo: quasi non c'era bisogno della scandolosa circolare, ormai la censura e il divieto di costruire momenti di dibattito vengono disposti in automatico!
    Il 19 ottobre avevamo organizzato un'iniziativa di approfondimento e dibattito sul Referendum e "riforma" costituzionale. Come studenti organizzati in un collettivo universitario ci stiamo spendendo molto per comunicare che questo Referendum ci riguarda da vicino, che non è solo appannaggio del Governo o degli "esperti della materia".
    Così avevamo pensato di parlare proprio di questo, nell'aula magna della nostra università, insieme ad un Docente - Massimo Villone- fondatore del comitato per il "NO" e ad una bravissima giornalista e autrice satirica - Francesca Fornario - coinvolta in un grottesco episodio di censura quest'estate.
    E nel grottesco ci siamo ritrovati anche noi quando abbiamo scoperto, alla vigilia dell'iniziativa, che la rettrice dell'Università Orientale si era presa la briga di seminare un po' di allarmismo tra i nostri relatori, avvisandoli del fatto che l'assemblea a cui stavano partecipando non aveva un'autorizzazione formale (ci eravamo organizzati informalmente con la docente che teneva la lezione in quell'orario, docente che era stata contentissima di concederci quello spazio). Ha avvisato addirittura la casa editrice per cui lavora la Fornario, sperando probabilmente che nel nome dell'ordine e della legalità, o spaventati da questi sommovimenti, ci facessero saltare l'iniziativa.
    Così come quando la Fornario stessa è stata costretta ad interrompere il suo programma radiofonico, non si è parlato di "censura", ma di "linea editoriale", pure se il suo programma era stato di fatto svuotato di ogni riferimento a Matteo Renzi, così nel nostro caso ci siamo trovati coinvolti in "problemi tecnici", che in ogni caso non sono riusciti a far saltare l'iniziativa. (Anche perchè non era quello l'intento della Rettrice, nono! Chissà perchè ha trovato più comodo, per un "problema tecnico", avvisare una casa editrice che noi, che stiamo nella sua università!? Per fortuna "ci siamo chiariti" e tutto si è risolto per il meglio!)

     

    Consapevoli di quanto sia importante questa battaglia e quanto sia importante per gli studenti avere momenti per approfondire e confrontarsi, abbiamo organizzato per l'8 novembre e il 15 novembre, ben 3 assemblee di ateneo, con interruzione della didattica per poter permettere a tutti di partecipare.



    • 10 nov, università Orientale:

    h 10,30 palazzo Mediterraneo

    • 15 nov, Università Federico II

    h 12,30 Montesantangelo
    h 12,30 sede centrale Corso Umberto

     

    ***
    Taci, il ministero degli interni ti ascolta

    di Massimo Villone

    Referendum. Una circolare prefettizia, su sollecitazione del ministero dell'Interno, richiama in occasione del voto referendario il «divieto per le pubbliche amministrazioni di svolgere attività di comunicazione» a partire dal 28 settembre. Incluse le università. Eppure ambasciate e istituzioni hanno organizzato il tour referendario di Boschi all'estero

    Siamo venuti in possesso di una circolare prefettizia che, su sollecitazione del ministero dell’Interno, richiama in occasione del voto referendario il «divieto per le pubbliche amministrazioni di svolgere attività di comunicazione» a partire dal 28 settembre, giorno in cui sono state indette le elezioni.
    Le sole comunicazioni consentite sono quelle effettuate in forma impersonale e indispensabili allo svolgimento delle funzioni. I titolari di cariche pubbliche possono da cittadini svolgere attività di propaganda al di fuori delle proprie funzioni, purché non vengano utilizzati mezzi, risorse, personale e strutture delle pubbliche amministrazioni.
    La circolare è indirizzata a un lungo elenco di amministrazioni, dalla Agenzia delle entrate alla Asl, alla Motorizzazione civile, alle Dogane e monopoli. E fin qui nulla quaestio, anche se ad esempio ci dicono che non pochi medici fanno propaganda per il Sì anche nelle strutture sanitarie.
    Ma è indirizzata anche alle università.
    E qui capiamo meno. Il compito di informare, discutere, confrontarsi per una crescita civile oltre che professionale e tecnica è certamente proprio dell’università, tutta. Forse qualcuno pensa che una discussione sul voto del 4 dicembre sarebbe appropriata in una lezione di diritto costituzionale, e non in un corso di biologia o di matematica? O che la richiesta di discussione da parte degli studenti dovrebbe essere negata dal docente? O che la domanda di aule per la discussione dovrebbe essere respinta dagli organi preposti? O che il docente dovrebbe rifiutarsi di rispondere allo studente che chiede come la pensa sulla riforma e sul voto perché la risposta potrebbe incriminarlo?
    Si vorrebbe far calare sul paese un oscuro mantello di censura e di autocensura.
    La paura della sconfitta a Palazzo Chigi si respira nell’aria. E non tanto perché si teme che Renzi possa davvero mollare in caso di vittoria del No. Siamo ragionevolmente certi che non l’abbia mai pensato davvero e che soprattutto oggi non lo pensi, dopo l’invito di Obama a rimanere.
    Ma i più intelligenti – ce ne sono anche a Palazzo Chigi – capiscono che Renzi la sua partita l’ha già persa. Ha diviso il paese, arranca nei sondaggi, ha delegittimato una Costituzione consacrata dalla storia e dal sangue volendo sostituirla con una forgiata nella fucina degli inciuci e dei voltagabbana, ha avuto appoggi sospetti e maleodoranti di interessi particolari.
    Questo conto gli sarà comunque presentato. Che vinca o perda, non ha futuro nella storia politica del paese.
    Approfittiamo però dell’occasione per segnalare al ministero dell’Interno che ambasciate e consolati rientrano anch’essi nel concetto di pubbliche amministrazioni. E che dunque al personale addetto, a partire dai più alti gradi, si applica pienamente il divieto che il ministro ci ricorda.
    Rimaniamo in attesa delle sanzioni che si vorranno disporre a carico di chi nelle ambasciate e nei consolati ha predisposto, organizzato, contribuito, partecipato al circo che il ministro Boschi ha organizzato all’estero per propagandare il Sì. E siccome, se il divieto vale per dipendenti pubblici italiani, a maggior ragione vale per quelli degli stati esteri che non hanno proprio titolo a mettere bocca nei nostri affari, ci aspettiamo che il ministero degli esteri avanzi vibrate proteste nel caso di titolari di cariche presso altri stati o personale addetto ad ambasciate e consolati nel nostro paese che prendano parte nella competizione referendaria esprimendo valutazioni, auspici, auguri.
    Per i privati italiani e stranieri che appoggiano Renzi, come J.P.Morgan, Confindustria, Marchionne o il club Ambrosetti, il giudizio lo abbiamo già dato, e la storia potrà solo confermarlo.
    Ci spiace che il presidente degli Stati uniti abbia inteso parlare come ha fatto sulle riforme. Per come conosciamo gli americani, non consentirebbero mai a uno straniero di commentare vicende politiche interne con un implicito giudizio negativo sulla loro Costituzione, come invece Obama ha fatto per la nostra.
    Per fortuna, se guardiamo allo scarso peso che l’endorsement di Obama sembra aver avuto per Hillary nella battaglia contro Trump, siamo rassicurati. Anzi, se parla di nuovo non ci dispiace.

    Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Novembre 2016 00:22 )  

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