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    Home Cosa pensiamo Volete sapere perché non si combatte la camorra?

    Volete sapere perché non si combatte la camorra?

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    [da jesopazzo.org]  È passato giusto un anno e un altro ragazzino è stato ammazzato in un quartiere popolare. L’anno scorso un carabiniere assassinava Davide Bifolco, 16 anni, al Rione Traiano e oggi un camorrista ha ucciso Gennaro Cesarano, 17 anni,  al centro del quartiere Sanità. Al di là delle differenze dei due episodi, la sostanza non cambia. Due omicidi di innocenti, due figli di questa città trucidati senza un perché. Due ragazzi uccisi una seconda volta dalla stampa, dai commenti razzisti, da chi dice che “se la sono cercata”…

    Se vogliamo che questa strage di giovani vite finisca, non possiamo fermarci alla constatazione e al dolore, dobbiamo riflettere e cercare di fare un po’ di chiarezza fra le tante bugie che si dicono, che entrano nella testa di tanti napoletani e li rendono sempre più passivi e rassegnati. Qui vogliamo provare a spiegare qual è la reale situazione dei quartieri popolari e perché la camorra non viene affatto combattuta dallo Stato, dai politici e dalla borghesia, e anzi è parte integrante del governo dei nostri territori.

    Come risulta dagli atti processuali, Davide Bifolco venne ucciso da un carabiniere che insieme ai suoi commilitoni stava cercando di acciuffare non un pericoloso latitante ma Arturo Equabile, un ladruncolo evaso dagli arresti domiciliari che li aveva beffati più di una volta facendo perdere le proprie tracce. Uno smacco che evidentemente i solerti militari avevano deciso di punire severamente, e di cui poco si sarebbe saputo se a beccarsi la pallottola fosse stato effettivamente Equabile e non Davide Bifolco, che quella notte stava semplicemente facendo un giro con gli amici in motorino. Una vicenda ancor più assurda se pensiamo che questa inutile quanto crudele operazione di polizia avveniva a manco 300 metri da una delle più importanti piazze di spaccio della città dove ogni giorno platealmente si vendono chili e chili di droga. Ma la priorità dei carabinieri quella sera, come del resto tutto l’anno, non era bloccare la vendita di stupefacenti, ma prendere vivo o morto un rubagalline qualsiasi tanto per far vedere di far qualcosa e non essere accusati di rubare lo stipendio ogni mese…

    Noi i carabinieri del Rione Traiano li conosciamo bene perché in quel quartiere abbiamo occupato un centro sociale per 5 anni e vi possiamo dire che sono la rappresentazione plastica dell’ipocrisia dello Stato e di tutte le sue contraddizioni in tema di sicurezza. I carabinieri del Rione Traiano hanno la loro caserma in Piazza Vitale Ettore: anche in questo caso la distanza che intercorre tra loro e via Tertulliano e via Romolo e Remo, dove materialmente sono localizzati gli spacciatori, è di nemmeno 400 metri.

    In pratica la camorra gli spaccia sotto casa. Loro però si guardano bene dal contrastare minimamente le attività delle organizzazioni criminali e così passano le loro giornate a tentare di arrestare qualche ragazzino sospettato di furto o scippo e a perseguitare gli immigrati in genere e in particolare i Rom. In 5 anni l’operazione più grossa che gli abbiamo visto fare è stata quella contro un gruppo di una settantina di Rom, quasi tutti donne e bambini, che scappati da un raid a Ponticelli si erano rifugiati in un campetto antistante il nostro centro sociale. In quell’occasione li vedemmo sbucare di notte in venti, vestiti in borghese con le pistole spianate, con il chiaro intento di terrorizzare i Rom e obbligarli a sloggiare. In quel caso fortunatamente gli andò male perché ci mettemmo in mezzo e i Rom prima si sistemarono da noi e poi a seguito di una vertenza vinta con il comune riuscimmo a fargli assegnare stabilmente i locali della ex-scuola Grazia Deledda. In un’altra occasione invece, senza alcun motivo, a seguito di un banale controllo in macchina, presero in “ostaggio” uno di noi per diverse ore semplicemente perché di nazionalità albanese.

    Insomma tutto questo per dirvi che i carabinieri del Rione Traiano non fanno veramente nulla dalla mattina alla sera. Ma questo loro atteggiamento non è frutto di una scelta dei singoli appuntati o degli ufficiali  assegnati a quella caserma. Loro sono militari ed eseguono ordini. Ed è del tutto evidente che l’ordine che viene dall’alto è proprio quello di lasciare mano libera ai clan della camorra e di limitarsi a far vedere che esistono con l’arresto di qualche delinquentuccio.

    Questo può scandalizzare ma, a pensarci bene, perché mai lo Stato avrebbe interesse a intervenire? Tecnicamente potrebbe bloccare senza alcuna difficoltà lo spaccio di stupefacenti da un giorno all’altro, così come fu fatto negli anni ’90 per il contrabbando di sigarette, che a Napoli era qualcosa di storico e che però fu sgominato in pochi mesi… Ma se lo facesse, lo Stato si troverebbe davanti non pochi problemi.

    Nella nostra città lo Stato per decenni ha lasciato che una parte consistente della popolazione di  interi quartieri si mantenesse economicamente grazie alle attività criminali e in particolare alla vendita di stupefacenti. Nel momento in cui lo Stato dovesse decidere di mettere fine ai traffici, quelle persone, perdendo le proprie fonti di sostentamento, comincerebbero a pretendere giustamente lavoro, casa e diritti. Sarebbe una miscela esplosiva. Meglio invece farli vivere nel degrado e nella violenza nei loro ghetti.

    Volete un altro esempio? La notte in cui fu ucciso Davide molti sui amici, giustamente incazzati, protestarono contro la polizia. Per una notte si innescò una dinamica molto simile alle rivolte viste nei ghetti neri americani o nelle banlieue francesi. Ma a Rione Traiano finì tutto subito. Eravamo in piazza il giorno dopo e abbiamo visto con i nostri occhi gli stessi emissari dei clan controllare la massa di giovani proletari del quartiere, intimandogli di calmarsi e parlando direttamente loro in piazza con le forze dell’ordine!

    Insomma, dal punto di vista dei potenti c’è tutto l’interesse a mantenere l’attuale stato di cose. In questo modo:
    - la camorra può tranquillamente arricchirsi vendendo droga e contribuire al controllo sociale di buona parte del popolo e in particolare dei giovani;

    - lo Stato può completamente scaricarsi delle proprie responsabilità rispetto alle fasce più deboli e - grazie al controllo operato dai clan - essere sicuro che non ci saranno mai proteste sociali;
    - i politici troveranno sempre pacchetti di voti belli e pronti preparati dai clan che in quanto unici datori di lavoro ed erogatori di welfare hanno la popolazione in pugno;
    - infine le forze dell’ordine potranno tranquillamente prendere il proprio stipendio senza fare un cazzo.

    Ecco perché, al di là dei proclami e degli spot elettorali, della vuota retorica antimafia delle istituzioni, la camorra non viene combattuta da nessuno di questi soggetti.

    Gli unici che non ci guadagnano nulla da questa situazione, ma che ci perdono ogni giorno, sono le persone che vivono in quartieri come il Rione Traiano e la Sanità. Persone che oltre a vivere in contesti sempre più degradati e dimenticati dallo Stato, dove le prospettive di vita sono sempre peggiori e l’emigrazione sembra l’unica alternativa, spesso rischiano anche la vita semplicemente stando per strada cercando di viversi quel poco di socialità che gli è concessa. Quartieri dove in una sera di fine estate si rischia di essere ammazzati da un carabiniere frustrato o da un camorrista senza scrupoli come successo a Gennaro Cesarano.

    Sono i proletari gli unici che ci rimettono, e sono loro gli unici che possono ribellarsi e che possono davvero combattere la camorra. La storia di questa città peraltro ce lo conferma: gli unici che negli ultimi decenni hanno fatto arretrare la camorra, messo in crisi il suo sistema di governo sul territorio, sono i lavoratori, i movimenti dei disoccupati organizzati, la rete di collettivi, associazioni, volontari che da Secondigliano al Centro Storico hanno riempito le strade di questa città.

    È questo quello che bisogna fare se vogliamo davvero combattere la camorra, è questo lavoro che va ripreso e intensificato, è questa presenza – unita alla forte richiesta di lavoro, di diritti sociali, di sviluppo – che ci può fare uscire da questa barbarie che divora tanti nostri fratelli.

    In questo momento di dolore in cui lo sconforto sembra prendere il sopravvento, mentre tutti i politicanti si riempiono la bocca, le uniche parole a cui sentiamo di associarci sono quelle pronunciate ieri da padre Alex Zanotelli: “Nessuno verrà a salvarci. Tocca a noi fare qualcosa per cambiare questa realtà”.

    FACCIAMOLO! SALVIAMOCI!

    Ultimo aggiornamento ( Lunedì 14 Settembre 2015 16:43 )  

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