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    Home Cosa facciamo comunicati Ma da quando la polizia penitenziaria fa l’ordine pubblico? L’assurda storia dell’Ex-OPG occupato di Napoli…

    Ma da quando la polizia penitenziaria fa l’ordine pubblico? L’assurda storia dell’Ex-OPG occupato di Napoli…

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    Tenetevi forte perché queste sono cose che solo in Italia possono accadere. Prima i fatti, poi qualche considerazione.

    I fatti sono che ieri decine di studenti, lavoratori, cittadini hanno occupato l’Ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario del quartiere Materdei, nel cuore di Napoli, per restituirlo alla città. Si tratta infatti di un complesso enorme, abbandonato ormai da sette anni, la cui parte immediatamente utilizzabile ha stanze, cortili, terrazzi, un orto, un teatro, un campo di calcetto, insomma: tanti spazi che potrebbero essere utilizzati per attività culturali, sociali, aggregative per bambini, famiglie e per tutti quelli che in questi anni sono stati colpiti dalla crisi.

    Il complesso è di proprietà del Demanio, che vuol dire, per chi avesse la memoria corta, “l’insieme di tutti i beni che appartengono a uno Stato”, cioè a noi tutti. Purtroppo per disinteresse, mancanza di fondi, lungaggini burocratiche, l’Ex Ospedale Psichiatrico non è mai stato “riconvertito” a scopi sociali come chiedeva proprio la direttiva del 2008 che chiuse i famigerati Manicomi Criminali!

    Fortunatamente c’è chi ancora crede nella partecipazione dal basso e quindi dopo anni di inutili attese vuole rendere fruibile – senza alcun costo per la cittadinanza! – questo posto e creare così un nuovo spazio di aggregazione, ricreazione e pensiero critico in una città che di spazi ne ha pochi. E infatti subito ci siamo messi a pulire la stradina antistante e il cortile interno, abbiamo attaccato l’elettricità e pulito alcune stanze.

    Fin qui tutto normale, considerato il nostro “pazzo” paese, così bravo a sprecare le sue ricchezze e a negare diritti. La parte davvero assurda inizia ora.

    Stamattina, a meno di 24 ore dalla riapertura del posto abbandonato e della sua restituzione alla cittadinanza, agenti della Polizia Penitenziaria con il Direttore Carlo Brunetti, evidentemente nostalgici del carcere che c’era, hanno fatto irruzione nel complesso, minacciando gli occupanti di sgombero imminente. “In quindici minuti dovete essere fuori”, “ora chiamiamo i reparti antisommossa”, “noi non abbiamo bisogno di autorizzazioni di Questura e Digos”: questo il tono delle frasi di questi improvvisati gestori dell’ordine pubblico.

    I presenti reagiscono con la giusta determinazione, e non lasciano certo l’Ex-OPG per queste minacce pronunciate da chi evidentemente è abituato a imporre con il manganello l’ordine nelle carceri – proprio quelle carceri italiane considerate le peggiori di Europa, se mai si possa fare questa graduatoria… Così il Direttore e i suoi guardaspalle se ne vanno brontolando che sarebbero tornati a breve e in forze maggiori. E per tutta la giornata continuano a farci arrivare, tramite i canali più svariati, messaggi di minaccia, scavalcando d’arbitrio le istituzioni locali che invece sono interessate ad aprire un tavolo e un ragionamento sui luoghi…

    Veniamo quindi alle considerazioni e alle domande che tutta questa storia ci fa sorgere.

    1. Ma da quando la polizia penitenziaria gestisce in Italia l’ordine pubblico? È vero che il nostro paese è sempre meno libero, ma da qui ad ammettere che siamo in una prigione a cielo aperto ce ne vuole! Le altre forze dell’ordine che dicono? Non hanno paura che, in tempi di spending review, li sostituiscano con corpi più economici?

    2. Ma a che titolo la polizia penitenziaria entra in un bene del demanio? A che titolo deve decidere l’uso di un posto che ha già insozzato con la sua violenta presenza per decenni, e che da sette anni dovrebbe essere destinato a fini sociali?

    3. Non è che – ci viene il sospetto – hanno qualcosa da nascondere? Noi un’idea su tanta velocità di reazione ce la siamo fatti. L’ex OPG era in perfette condizioni al momento della chiusura [VEDI FOTO qui e qui]. Un decennio fa c’erano stati lavori di ristrutturazione, tanto che ancora oggi mura e pavimenti sono migliori della gran parte delle nostre case. Ma sono state saccheggiate tutte le cose di valore. Sono stati rubati i sanitari, i rubinetti, i materiali elettrici, qualsiasi cosa che potesse essere venduta o portata a casa. Questo è accaduto subito dopo la chiusura, quando in teoria la polizia penitenziaria era incaricata di custodire i luoghi. Nel migliore dei casi c’è stata incuria, nel peggiore… be’ a pensar male non si fa mai danno!

    Probabilmente la polizia penitenziaria ringhia perché si sente in difficoltà, perché dovrebbe giustificare lo sfacelo che ha creato, dovrebbe giustificare i furti, i faldoni di documenti abbandonati per le stanze (quei faldoni che conservano le vite dei pazienti che lì dentro hanno sofferto), dovrebbe giustificare una gestione pietosa degli OPG purtroppo ancora aperti, come quello di Secondigliano…

    Che abbiano paura che tutto questa venga fuori? Forse. Ma quello che ora ci interessa è che mollino la presa su uno spazio che non gli appartiene e che non ci sia nessun intervento né loro né della forza pubblica, ma l’apertura di tavoli di confronto. Perché vogliamo trasformare la bruttezza della violenza, della sofferenza, della malattia nella bellezza e nella gioia del recupero, dell’utilizzo, del soddisfacimento dei bisogni collettivi!

    “E lo stato questa volta non mi deve condannare”, cantava Pino Daniele…

     

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    Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 04 Marzo 2015 01:09 )  

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