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    Home Cosa pensiamo Je suis Pappé. I tentacoli sionisti nell’accademia italiana

    Je suis Pappé. I tentacoli sionisti nell’accademia italiana

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    “Sembra che offendere il profeta Maometto nelle vignette francesi sia libertà di parola, ma un dibattito accademico sulle sofferenze dei palestinesi sia incitamento all’odio” (Ilan Pappé)


    Oggi all’Università di Roma Tre doveva svolgersi un congresso intitolato “Europa e Medio Oriente. Oltre gli identitarismi”, ma qualcosa è andato storto. La concessione, infatti, è stata improvvisamente revocata senza alcuna motivazione pubblica e ufficiale da parte dell’università.  L’incontro si sta svolgendo in queste ore al Centro Congressi Frentani, ma questo non cancella la gravità dell’accaduto.

    Il motivo sembrerebbe molto grave: tra i partecipanti al congresso era prevista la presenza di Ilan Pappé, israeliano, storico, professore all’università inglese di Exeter e la comunità ebraica romana avrebbe fatto pressioni sull’università per far annullare l’evento.
    Cos’ha Ilan Pappé che non va? Questo storico israeliano ha deciso di denunciare i crimini di Israele (noto è il suo libro “La pulizia etnica della Palestina) e quindi di schierarsi contro la politica sionista (e noto è anche il fatto che sia stato costretto a trasferirsi in Inghilterra proprio per questo motivo).
    Ed evidentemente la sua presenza non è gradita in un’università, istituzione dove molti sostengono che la cultura sia libera, luogo di sapere critico e dell’incrocio di vari punti di vista. Probabilmente questo vale soltanto se si rimane su alcune posizioni, se si perpetua la visione dominante delle cose, se non si porta una voce di verità e giustizia che va a contrastare- come in questo caso- il tentativo di Israele, ampiamente supportato da politici e media italiani, di ripulirsi la faccia e di presentarsi come l’ “unica democrazia in Medio Oriente”.

    E' passato giusto un mese, tra l’altro, da quando siamo stati costretti ad assistere all' ipocrita campagna in difesa della libertà di stampa e di opinione scatenatasi dopo i fatti di Charlie Hebdo. Nel cordone della morte che marciava a Parigi l'11 gennaio scorso non mancava la presenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Eppure gli amanti del “non sono d'accordo con la tua idea, ma darei la vita per fartela esprimere” non possono accettare che uno storico tenga un convegno all'università di Roma Tre.

    E’ un avvenimento gravissimo che non possiamo farci scivolare addosso. Soprattutto da studenti universitari, da collettivo universitario, da compagni solidali con la causa del popolo palestinese che individuano nelle politiche dello Stato d’Israele la forma sotto certi aspetti più d’avanguardia, per altri senza orpelli, di un modello di organizzazione della società che troviamo dannoso e che pensiamo che vada necessariamente cambiato.
    Lavoreremo, quindi, nei prossimi giorni, per diffondere la notizia del grave episodio e fare pressione nelle università in cui ci troviamo su professori e istituzioni accademiche, perché prendano posizione in merito all’accaduto.

    Di seguito un articolo di Contropiano.


    Lo storico israeliano Ilan Pappé non parteciperà all’incontro ‘Europa e Medio Oriente. Oltre gli identitarismi’ in programma all’Università di Roma Tre lunedì prossimo perché l'invito è stato revocato e l'evento annullato.
    La sua partecipazione all’iniziativa sarebbe stata fortemente osteggiata dalla comunità ebraica romana che avrebbe esercitato forti pressioni contro l’ateneo romano. In una nota, Ilan Pappé, docente all’Università britannica di Exeter – dove di fatto vive in ‘esilio’ visto l’ostracismo nei suoi confronti in patria - ha spiegato che le pressioni dell’ambasciatore israeliano e della comunità ebraica di Roma hanno condotto il Centro culturale francese di Roma Tre ad annullare l’invito che gli era stato rivolto.
    In un messaggio diffuso su Facebook ai propri amici italiani, Pappé spiega di avere saputo all’ultimo momento di non poter più partecipare all’incontro in Italia e parla di comportamento scorretto dell’Università romana: “Sembra che offendere il profeta Maometto nelle vignette francesi sia libertà di parola, ma un dibattito accademico sulle sofferenze dei palestinesi sia incitamento all’odio” afferma il docente, che nel suo breve messaggio invita l’Italia a seguire l’esempio dell’Università della California, che non ha ceduto alle pressioni della locale comunità ebraica e ha mantenuto il suo sostegno allo storico in visita al campus. Non sopo aver invitato il centro culturale francese e l’università pubblica capitolina a vergognarsi per il proprio voltafaccia.
    Notizia di poco fa è che l’incontro con Pappé si terrà comunque, lunedì prossimo, nella Sala Accademia del Centro Congressi Frentani, in Via dei Frentani 4 a Roma.
    Ma comunque siamo di fronte all’ennesima, gravissima e inaccettabile manifestazione della censura operata nei confronti di Israele e delle sue politiche da parte di istituzioni che cedono senza colpo ferire alle pressioni dell’autoproclamata ‘comunità ebraica’ - espressione di una piccola porzione dei cittadini ebrei di questo paese che spesso nulla hanno a che fare con chi pretende di rappresentarli e che in realtà costituisce una dependance di Tel Aviv – e alle indebite ingerenze di governi di altri paesi.
    Quante saranno nel mondo accademico e culturale le voci che si leveranno contro questo ennesimo atto di imperio e di violazione della libertà di espressione e di critica provenienti da istituzioni esterne all’ambito universitario? Una domanda retorica, ovviamente.

    Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 25 Febbraio 2015 19:28 )  

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