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    Home Lotte e movimenti antimperialismo JeSuisBasque. Rapimenti e rapine ovvero la libertà d'espressione nella democratica Spagna

    JeSuisBasque. Rapimenti e rapine ovvero la libertà d'espressione nella democratica Spagna

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    Quali sono i valori dell’Europa a cui inneggiano i “grandi capi” in questi giorni? Euskal Herria nel bene e nel male è un reminder ancora efficace. Cuore del continente, pulsante di voglia di giustizia sociale ed uguaglianza, è da tempo scenario delle più grandi atrocità nei confronti di chi ha realmente combattuto non solo per un’Europa, ma per un mondo più giusto. Repressione preventiva, “illegalizzazione” di partiti, inaccettabili condizioni carcerarie, arresti arbitrari, tortura e molto altro, nel bel mezzo di un'Unione che, nonostante questo, non ha vergogna di marciare per la libertà.

    11 gennaio, Bilbao: 80mila persone scendono in piazza per i diritti dei prigionieri politici e in particolare contro la “politica della dispersione”. Non è questa la sede per esprimesi su un processo in divenire che sta investendo pratiche, parole d’ordine, scelte della sinistra indipendentista basca o sul cambio d’approccio adottato ufficialmente dai prigionieri un anno fa. Quel che conta è che su un Paese di 3 milioni di abitanti, circa 500 sono le persone che si ritrovano incarcerate a migliaia di chilometri da casa, per il semplice fatto di non accettare lo stato di cose presente. A colpi di frequenti retate collettive, lo Stato spagnolo e quello francese, si disfanno, con qualsiasi mezzo, di chi ancora, proprio nel cuore dell’Europa,  lotta per uno stato libero, socialista e che pratichi la solidarietà  internazionalista.

    Se lo fanno è perché il movimento della sinistra abertzale è stato capace di grandi avanzamenti e, sebbene da decenni sia nel mirino di un'offensiva repressiva che ha pochi eguali al mondo, è ancora capace di dimostrare radicamento tra le masse e radicalità politica, un connubio che è decisamente problematico per chi comanda.

    12 gennaio: parte una grossa e assurda operazione, dopo la quale lo Stato e i suoi cani da guardia se ne tornano con un ghiotto bottino. C’è qualcosa di beffardo, in qualche modo: il giorno seguente al partecipatissimo corteo, vengono arrestate 16 persone, di cui 12 avvocati di molti dei compagni coinvolti in processi o già prigionieri. Il diritto alla difesa, uno dei cardini della tanto sbandierata “civiltà” occidentale, è un lusso che i baschi non si possono permettere.  In più vengono perquisite le sedi di partiti e sindacati e soprattutto sequestrati i soldi raccolti durante la manifestazione del giorno prima. Insomma, nella democratica Spagna di quel Rajoy che era in prima fila alla manifestazione di Parigi, la libertà di espressione significa rapimenti e rapine perNapoli - striscione di solidarietà con i compagni baschi chi dissente.

    Riportiamo, a proposito di questo, le parole di una compagna basca di Ernai, organizzazione giovanile (per Il Manifesto):

    «Stavamo ancora festeggiando il successo del corteo di sabato e aspettavamo il processo alla direzione esecutiva dell’antico partito Batasuna, il partito politico creato dopo lo scioglimento di Herri Batasuna e reso illegale nel 2003. È assurdo, ci preparavamo a gridare la nostra voglia di libertà per i 35 imputati e invece abbiamo dovuto scendere in strada per la liberazione dei loro avvocati. [...] Hanno fatto irruzione nei locali del sindacato Lab. Hanno preso i soldi (circa 90mila euro) che erano stati donati durante il corteo per le spese della mobilitazione, e per questo gli avvocati sono anche accusati di evasione fiscale, oltreché di appartenenza a un gruppo terrorista».

    Concludiamo dicendo che se vogliono usare presunti “valori europei/occidentali” per creare una barriera tra noi e gli “altri”, rispondiamo che a qualsiasi latitudine su questo globo di barriera ne accettiamo una sola: quella tra chi sfrutta e chi è sfruttato e non c’è valore, in Europa o altrove, che possa essere condiviso dalle due parti.
    Ad ognuno il suo: a quel cordone che ha marciato compatto a Parigi, proprio il 12 gennaio, con le mani sporche di sangue, il loro liberismo e la loro concezione di libertà. Al nostro cordone, quello degli oppressi che prima o poi si solleveranno, la giustizia sociale, l’uguaglianza, la solidarietà.
    Per ora, purtroppo, siamo spesso costretti ad arretrare, quando ci va bene a resistere, ma nel nostro piccolo stiamo facendo di tutto per fare in modo che il nostro giorno arrivi il prima possibile. E in questo senso esprimere solidarietà ai compagni baschi, parlare della loro lotta significa supportare e rafforzare la nostra, che poi, è proprio la stessa.


    Amnistia osoa!
    Gora Euskal Herria askatuta, socialista, internazionalista!


    Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 14 Gennaio 2015 21:33 )  

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