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    Home Lotte e movimenti antisessismo 8 marzo: le strade sono di chi ama e di chi lotta!

    8 marzo: le strade sono di chi ama e di chi lotta!

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    >> qui tutte le foto!

    Hana Shalabi, Stefania Noce, Hagga Aisha, Adama Kebe, Mariarca Terracciano, Sakine Cansiz, Fidan Dogan, Leyla Soylemez...

    A tanti che stamattina hanno guardato stupiti le insolite strade di Napoli, questi nomi dicono poco o niente. Eppure, dietro ognuno di questi, c'è una storia densa di lotte e rivendicazioni radicali. Seppur nelle loro differenze e specificità, le vite di queste donne si intrecciano, tenute insieme, legate, da un unico filo rosso: la volontà di trasformare l'esistente, di spezzare la serie infinita di ingiustizia e violenza che esso produce.

    [Napoli] 8 marzo: le strade sono di chi ama e di chi lotta!Nomi semisconosciuti, come semisconosciute e quasi invisibili sono le scelte, coraggiose e mai scontate, di migliaia di donne che ogni giorno colpiscono al cuore tutti i tentativi di inferiorizzazione di cui sono vittime. E lo fanno ogni volta che decidono di organizzarsi sul proprio posto di lavoro, ogni volta che denunciano una violenza o un'umiliazione subita, ogni volta che si sottraggono al ruolo a cui sono state relegate di soggetto “naturalmente” debole – è poco rilevante che sia quello di angelo del focolare, di corpo mercificato come puro oggetto sessuale o di isterica pasionaria - , ogni volta che decidono di determinare se stesse come agenti di una trasformazione rivoluzionaria della società, riconoscendosi come la stessa identica parte di chi per questa si batte da sempre. Insomma, ogni volta che la presa di coscienza collettiva rompe gli schemi imposti, svelandone l'inconsistenza e la pochezza, oltre che la mistificazione del reale che nascondono così bene.

    Risulta evidente che questi nomi nulla hanno a che vedere con i modelli di emancipazione femminile fabbricati ad hoc da un'ideologia borghese perfettamente funzionale alla conservazione degli attuali rapporti di forza della società, al massimo disposta a concedere che le discriminazioni e le violenze di genere siano “episodi isolati” legati a raptus di follia o a gesti sconsiderati figli di un arretrato retaggio culturale, in ogni caso sempre superabili all'interno dell'unico orizzonte di progresso possibile, quello del sistema capitalista. La cosa importante è che, in nessun modo, si mettano in discussione le condizioni materiali che di fatto rendono una donna un soggetto doppiamente sfruttato in quanto lavoratrice, costretto a vivere un'esistenza assolutamente precaria e continuamente sotto ricatto.

    Ecco perchè, mentre qualcuno si compiacerà nel discutere di brillanti donne in carriera da imitare, di “pari opportunità” raggiunte o dell'importanza di un otto marzo riempito di mimose e cioccolatini ma in compenso svuotato di ogni significato politico, noi abbiamo scelto di parlare proprio di questi nomi, consapevoli del fatto che quello che rappresentano, la lotta per la liberazione della donna, è assolutamente imprescindibile per la liberazione di tutti gli oppressi, di tutti i senza parte, di tutta l'umanità calpestata ma desiderosa di riscatto.

    SENZA DONNE NON C'E' RIVOLUZIONE!

    Ultimo aggiornamento ( Sabato 09 Marzo 2013 14:12 )  

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