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    Home Lotte e movimenti antisessismo Egitto: le lavoratrici prendono parola

    Egitto: le lavoratrici prendono parola

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    In vista dell’iniziativa “Il protagonismo femminile nelle rivolte egiziane tra violenza sessuale e organizzazione della protesta” abbiamo tradotto tre articoli (1, 2, 3) di informazione e approfondimento, per permettere a tutti di farsi un’idea più precisa dell’attuale situazione in Egitto.

    In particolare abbiamo deciso di focalizzarci sul ruolo delle donne nel processo rivoluzionario egiziano - dalle lotte in fabbrica fino alle manifestazioni di piazza Tahrir-;  sulla loro impostazione riguardo le questioni di genere; sul “ricorrente episodio” degli stupri durante i cortei a danno delle donne politicamente più attive. La riflessione che sorge spontanea dopo la lettura di questi ed altri articoli, la visione di video, servizi e interviste, riguarda sicuramente l’alto livello di coscienza che caratterizza queste donne e che le ha portate a resistere e a rispondere nel modo più maturo e più utile possibile. Affrontare il problema della violenza sessuale, della discriminazione ed inferiorizzazione di ogni tipo come un problema collettivo e soprattutto non ascrivibile solo a sfere culturali è un avanzamento non solo per le donne, ma per tutti quelli che da oppressi lottano per cambiare lo stato di cose presente.


    Egitto: le lavoratrici prendono parola - Introduzione

    di Anne Alexander, Convenor, MENA Solidarity Network – March 2012
    tratto da menasolidaritynetwork.com
    traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli

     

    Le attiviste del sindacato indipendente protestano davanti al quartiere
    generale dell’ Egyptian Trade Union Federation dichiaratosi pro-Mubarak.
    14 Febbraio 2011. Foto di Hossam el-Hamalawy

    Le donne egiziane fin dall’inizio sono state in prima linea per sostenere la rivoluzione: in Piazza Tahrir (e non solo) hanno affrontato gas lacrimogeni e proiettili per sconfiggere Mubarak e i suoi generali e per sostenere la lotta per il pane, la libertà e la giustizia sociale.
    Ad ogni modo, il ruolo delle donne  come organizzatrici sui posti di lavoro e nelle vesti di sindacaliste è sempre stato tenuto lontano dai riflettori. Questa rassegna di MENA Solidarity Network vuole lasciare un segno nel Giorno Internazionale della Festa delle Donne 2012 e far finalmente conoscere ad un pubblico vasto la voce di donne coraggiose, impegnate nella formazione di sindacati indipendenti in Egitto. Le storie qui raccontate sono solo quelle di alcune delle centinaia di migliaia di lavoratrici che hanno animato le ondate di scioperi che hanno scosso l’Egitto dal 2006 e che hanno avuto un ruolo decisivo nella caduta di Mubarak. Sono le rappresentanti di una nuova generazione di attiviste sui posti di lavoro e per le strade che hanno mostrato come la gente comune possa far cadere un tiranno.

    Ci sono ancora molte domande in sospeso sul futuro di questa rivoluzione. Riusciranno queste donne a tradurre le conquiste ottenute autorganizzandosi sui posti di lavoro in una voce più forte nello scenario politico? Il contrasto tra l’incremento dell’attivismo femminile sui posti di lavoro e per le strade e il ridotto numero di donne elette nel Parlamento post-rivoluzionario (dopo la caduta di Moubarak) è estremo. E Per le attiviste donne che prenderanno parola in questa rassegna, la questione di chi sia realmente rappresentato dal Parlamento non è solo una questione di genere. In Egitto tutti i partiti dominanti sono d’accordo sulla necessità di fermare scioperi e proteste e  l’unica loro alternativa è quella di continuare con politiche neoliberiste che spingono milioni di persone nella più profonda povertà. È per questo motivo che il “femminismo” del vecchio regime, rappresentato dalla moglie del dittatore, Suzanne Mubarak, non aveva nulla da offrire alle lavoratrici egiziane. Mentre Suzanne Mubarak sedeva in salotti climatizzati discutendo dei diritti delle donne, le donne come le attiviste di cui stiamo parlando, lottavano per bloccare le privatizzazioni, i tagli al welfare e all’istruzione e lottavano per il loro diritto di organizzarsi e avere voce in capitolo sui posti di lavoro.

    Le storie qui raccontate non sono importanti solo per capire la rivoluzione egiziana. Queste storie si intrecciano con le nostre stesse battaglie. Recentemente ho preso parte ad un incontro a Birmingham ed una collega dell’UNISON si è alzata in piedi ed ha raccontato come le rivolte contro Mubarak  fossero sulle labbra di tutti siccome migliaia di lavoratori del consiglio, principalmente donne, discutevano dell’organizzazione di scioperi contro i tagli selvaggi del consiglio, durante una conferenza dello scorso marzo. Il messaggio più importante della rivoluzione egiziana è che per tutti noi – donne e uomini – il vero riscatto, la vera emancipazione viene dal basso.

    Egitto: le lavoratrici prendono parola - “Ecco le donne!”

    tratto da menasolidaritynetwork.com
    traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli

    Le lavoratrici della Mansura Espana Garment occuparono la fabbrica nel 2008.?
    Foto di Hossam el-Hamalawy


    Sono stati gli scioperi delle lavoratrici che hanno posto l’Egitto sulla strada della rivoluzione. Nel dicembre 2006, le lavoratrici delle grandi fabbriche tessili del Mahalla al-Kubra hanno dato il via ad un grande sciopero che ha messo l’Egitto sulla strada della rivoluzione del 2011. Così come le loro omologhe in Russia nel 1917, anche queste lavoratrici hanno colto di sorpresa i propri colleghi uomini. Tremila lavoratrici del tessile hanno preteso che i propri colleghi smettessero di lavorare. “Dove sono gli uomini? Le donne sono qui!” intonavano.

    L’ondata di scioperi si è sparsa per l’Egitto, ha ingolfato il settore tessile e ha poi contagiato il settore manifatturiero, quello dei trasporti, il governo locale, le scuole e l’università. Durante questo processo centinaia di migliaia di donne hanno acquisito un’enorme esperienza in qualità di attiviste ed organizzatrici di scioperi. Le lavoratrici  della fabbrica di vestiti “Mansura-Espana” hanno guidato l’occupazione della fabbrica per diverse settimane nel 2008. Con l’obiettivo di impedire che il proprietario le sbattesse fuori e vendesse la proprietà, le lavoratrici decisero di organizzare un sit-in e di pernottare in fabbrica, dormendo tra i macchinari. I manager minacciarono di  denunciare le donne attiviste per prostituzione visto che, durante l’occupazione, pernottavano con colleghi maschi.

    Le donne attiviste hanno avuto un ruolo fondamentale anche nello sciopero del 2007 da parte degli esattori delle tasse. Questi impiegati statali sottopagati hanno sfidato il Ministero delle Finanze e, in seguito ad uno sciopero nazionale organizzato da comitati locali ed una rete di attivisti, ottennero un aumento dello stipendio di oltre il 300%. I comitati di sciopero hanno posto le basi per il primo sindacato indipendente in Egitto per oltre 50 anni.

    Questa è una parte della rassegna di MENA Solidarity Network: “L’Egitto durante la Rivoluzione: le lavoratrici prendono parola”.


    Ultimo aggiornamento ( Giovedì 07 Marzo 2013 21:03 )  

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