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    Home Lotte e movimenti capitale/lavoro Gli operai della Irisbus volantinano fuori alle scuole: uniti si vince!

    Gli operai della Irisbus volantinano fuori alle scuole: uniti si vince!

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    In tempo di crisi e di instabilità politica ed economica, il governo e i padroni tutti cercano di mantenere la "pace" sociale e di evitare l'esplosione di ogni  gesto di rabbia o disperazione, usando qualsiasi strumento a loro disposizione, soprattutto retorico:

    così si mettono generazioni contro generazioni, argomentando -con prove pseudo-scientifiche- che responsabile della crisi e delle conseguenti misure di austerità, e, soprattutto, della disoccupazione giovanile è la “generazione dei padri”, “privilegiata",  che oggi occupa, in maniera "parassitaria", posti di lavoro a tempo indeterminato. Si depistano, così, le vere vittime della crisi cercando di impedire loro di  riconoscere e, di conseguenza, di potersi organizzare contro il vero, unico e comune nemico.

    C'è però chi non è caduto ancora in questa "trappola" mortale, chi non ha abboccato alla storia dello scontro generazionale, chi ha chiaro il proprio obiettivo e il percorso da intraprendere per raggiungerlo: è il caso degli operai e compagn* della Irisbus (alcuni articoli sulla lunga mobilitazione dei lavoratori Irisbus: 1, 2, 3. Per altri articoli, clashcityworkers.org) di Avellino che sono andati fuori alle scuole per far conoscere agi studenti la loro condizione, per ricevere solidarietà, ma soprattutto per unirsi a loro, insieme agli altri lavoratori (precari e non), ai disoccupati, agli immigrati per portare avanti una mobilitazione e una lotta su tutto il territorio e che possa estendersi a macchia d'olio.

    Il lavoro degli operai della Irisbus è sicuramente lungimirante e riesce ad andare al di là delle categorie e nicchie sociali che spesso ci auto-costruiamo; per questo crediamo sia importante diffondere il loro lavoro non solo sul piano informativo ma anche sul piano delle pratiche. Perché la strada è lunga e dura per cambiare qualcosa, ma il primo passa da fare è, come ci hanno insegnato * compagn* del sindacato basco LAB, organizzarsi, organizzarsi, organizzarsi!

    Un commento del Clash City Workers

     

    di seguito il volantino distribuito agli studenti

    Cari giovani, cari studenti
    è passato più di un anno da quando, in maniera unilaterale la Fiat ha deciso di smantellare anche qui in Irpinia chiudendo lo stabilimento IRISBUS di Valle Ufita. Si tratta di uno stabilimento strategico per l’intero Paese, infatti da qui uscivano gli autobus per il trasporto pubblico dell’intera nazione. In questi mesi di lotta abbiamo tentato tutte le strade, quelle istituzionali, quelle sindacali, quelle parlamentari ma sembra che niente si sia veramente mosso per risolvere la questione.

    Noi non possiamo permettere di perdere questa fabbrica non solo per gli operai, che vi lavorano o per l’indotto che ruota intorno ad essa, ma piuttosto non possiamo permettere che venga praticato l’ennesimo scippo al territorio e così sottratta a piccole dosi, apparentemente indolori, anche la speranza per le nuove generazioni di poter costruire qui la propria vita e il proprio futuro. Purtroppo sia il Governo Berlusconi, sia quello Monti nulla hanno fatto per preservare questo presidio strategico, anzi con la scusa dei mercati e della globalizzazione giustificano tutti gli atti disumani del loro amico “capitale”. Tutto ciò che in questa barbara logica non rientra viene macinato e spazzato via.

    In nome dello spread e della finanza senza fare nessuna distinzione si chiudono Fabbriche, Presidi Ospedalieri, Tribunali e centri di cultura e di informazione. Per conto delle banche e di una finta modernità si smantella la cultura accessibile a tutti minacciando e distruggendo anche la scuola pubblica. Per tutti questi motivi per combattere contro un precario destino che ci accomuna, vi chiediamo di partecipare con noi ad una generalizzata ribellione culturale ed intellettuale partendo dall’Irpinia.

    Noi crediamo che il mondo in cui viviamo e la società che ci circonda o è frutto della nostra immagine o è il risultato del nostro silenzio, per cui dato che né ci riconosciamo nella società che altri hanno costruito né vogliamo dissentire in silenzio, abbiamo deciso di praticare un’altra strada insieme a voi che parta dall’organizzazione collettiva per disegnare nuovi orizzonti.

    Ultimo aggiornamento ( Lunedì 22 Ottobre 2012 15:02 )  

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