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    Home Lotte e movimenti antisessismo Cos’è il sessismo? Cos’è l’antisessismo?

    Cos’è il sessismo? Cos’è l’antisessismo?

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    Ripubblichiamo parte di un post di Femminismo a Sud perchè palra di una storia che ci riguarda: per prima cosa parte da un'immagine che fece una compagna di Napoli in occasione di una mobilitazione contro gli attacchi alla 194, in mancanza di immagini adeguate ed efficaci.
    Il secondo motivo, quello più importante, è che anche tra compagn* di sessismo e di antisessimo non si parla più e, come scrive Alex B. nel capitolo riportato sotto dalle compagne e dai compagni di FAS, spesso dichiariamo di voler combattere il sessismo, così come ogni forma di oppressione, senza però che questo sia preceduto da una riflessione approfondita e, talvolta, questa mancanza si riflette nelle pratiche che adottiamo ogni giorno, dentro e fuori le nostre sedi, aule occupate e centri sociali.

     

    La domanda chiave del giorno parla di sessismo/antisessismo.

    Ma prima dobbiamo raccontarvi una storia. Spulciamo in rete e becchiamo l’immagine che vedete in basso:


    L’immagine in realtà arriva da una campagna antisessista fatta da compagn* napoletane alcuni anni fa. Qui beccate il sito e altre cose interessanti. Giulia ci raccontava che in quell’occasione si fece “un bel corteo numeroso e radicale quell’anno a Napoli. Scrivemmo un opuscolo sugli attacchi alla 194 coinvolgendo anche studenti delle scuole superiori” e “dei ragazzini di un istituto tecnico che frequentavano nel 2008 la nostra aula durante la mobilitazione, un giorno armati di coraggio ci chiesero: “ma che significa ‘stu antisessista? contro il sesso? no pecchè nun me piace si è accussi!" poi riuscimmo ad arrivare a “nun s’anna vattr e femmn” “femmn e omm so’ uguali”…”

    E di questi aneddoti
    chi fa pratica antisessista in alcuni contesti potrebbe raccontarne tantissimi. Ma al di là di questo la domandona era “Definizione di sessismo. Cosa è per voi il sessismo? E cos’è l’antisessismo?” perché il sessismo è anche una discriminazione in base al genere e l’antisessismo è tale se è a 360° e dunque è una lotta che contrasta ogni forma di sessismo e di discriminazione in base al genere. Ma c’è molto di più.

    Prima di riportarvi le risposte che hanno dato le tante persone che hanno risposto al sondaggio vorrei farvi leggere un capitolo del libro La società de/generata di Alex B.

    Cos’è il sessismo?

    "I movimenti radicali che dichiarano di voler abbattere ogni forma di oppressione, spesso citano il sessismo tra le varie ideologie da combattere. Queste dichiarazioni, tuttavia, mancano spesso di un reale approfondimento di cosa è il sessismo, considerato come qualcosa che esiste al di fuori di noi ma da cui personalmente si è immuni, avendo già posto in discussione una o più forme di oppressione caratteristiche di questa società. Dalla convinzione che “tanto io non sono sessista” nasce il disinteressamento verso le analisi femministe e queer. Nel movimento anarchico spesso la tematica antisessista viene considerata di importanza  secondaria, delegata ai pochi gruppi femministi esistenti e quasi mai approfondita: questo porta a vedere solo le manifestazioni più visibili e violente dell’ideologia sessista, quali lo stupro, la violenza coniugale, la tratta delle donne per la prostituzione… situazioni più o meno lontane dalla nostra vita di tutti i giorni.

    Un approfondimento reale ci porterebbe a renderci conto che tutti veniamo educati/e a essere sessisti/e, e che la strada per la liberazione da questa come da altre forme di pensiero gerarchizzanti è lunga e difficoltosa, e ci costringe a metterci in gioco in prima persona. Il solo fatto di essere stati/e forgiati/e, nella stessa definizione che diamo di noi stessi/e, nelle categorie del genere, e il fatto di distinguere tra uomo e donna, tra etero e gay, tra uomo/donna e trans implica delle conseguenze. La pervasività di queste categorie nel nostro linguaggio e nella nostra cultura è tale che quando incontriamo una persona per la prima volta tendiamo subito a sovrapporle delle identità (gay, trans, di colore, disabile, etc) che crediamo di dedurre da alcune sue caratteristiche fisiche o comportamentali. Questo avviene in particolar modo con le persone che non rientrano nel modello normativo di essere umano, quello considerato più importante su cui tutte le altre differenze si misurano, ovvero l’uomo bianco eterosessuale di classe media… Queste caratteristiche, tutt’altro che neutrali, diventano identità cariche di implicazioni, pregiudizi, stereotipi che noi assumiamo per vere impedendoci una conoscenza reale dell’altro individuo, o comunque rendendocela più difficoltosa in quanto prima dovremmo distaccarci da tutta una serie di assunti che diamo per scontati.

    E’ un cane che si morde la coda: ogni comportamento dell’altra persona che conferma l’identità che le abbiamo attribuito non fa che rafforzare a validità della categoria (“si comporta così perché è una donna”, “gli uomini sono fatti così”) e fornisce una pronta giustificazione anche per i comportamenti più beceri, specialmente da parte dei gruppi che hanno maggiore potere – è da secoli che il dominio viene giustificato in base alla “naturalità” di alcune categorie, come abbiamo visto nei capitoli precedenti. I comportamenti che invece smentiscono l’identità normativa vengono considerati eccezioni e, se continuativi, pongono la persona come problematica, non comprensibile, outsider. Questo avviene soprattutto nella cultura dominante ma anche nelle sottoculture basate sulle identità marginalizzate dalla società: spesso i movimenti gay, lesbico e trans hanno ricreato nuove forme identitarie e portato a ulteriori marginalizzazioni delle persone che, anche in questo caso, non rientravano nel modello dominante di gay, lesbica e trans.

    Il sessismo non riguarda solo la violenza sessuale, e non è soltanto la discriminazione basata sul genere: è tutta una serie di comportamenti di autoritarismo, gerarchia, possessività, egocentrismo, superiorità, disprezzo, aggressività, presa in giro, esclusione, presa di distanza verso altre persone che trova una qualche giustificazione nella costruzione culturale dei generi, dei sessi e delle forme di sessualità che abbiamo introiettato. Se quello che desideriamo è la libertà di ogni individuo di essere se stesso indipendentemente dalle costrizioni sociali, e la costruzione di rapporti veramente orizzontali tra individui, dobbiamo affrontare e confrontare ogni forma di relazione autoritaria, e nel caso di relazioni basate su presupposti sessisti svelare la fragilità di questi assunti, la loro natura di dogmi, la loro origine religiosa, statale o scientifica.

    Non dobbiamo pensare che il sessismo sia un sistema di oppressione che plasma soltanto i comportamenti delle persone socializzate come uomini, e che soltanto loro debbano confrontarsi con esso, anche se sicuramente sono i primi ad averne bisogno; d’altro canto è fuorviante anche gridare al sessismo qualunque cosa sbagliata faccia un uomo, quando magari il problema è un altro, considerando invece le donne immuni da questo tipo di dinamiche. Il porre una categoria (uomo/donna) al di sopra degli individui e dare per scontate delle cose in base a questa categoria (che sia anche “tutti gli uomini sono sessisti” o “le donne sono immuni da atteggiamenti di superiorità” o “tutti i gay sono sensibili”) è proprio sessismo, è proprio quello di cui stiamo parlando. Dobbiamo uscire da questo sistema di pensiero e ricominciare a considerare ogni persona nella sua specificità.Questo non significa negare che il sessismo esista ma anzi, iniziare dalla propria vita e dalle proprie relazioni personali a mettere in pratica il mondo che vorremmo, una realtà in cui il genere e il sesso dell’altra persona non sono una discriminante, e in cui non si viene incasellati in un modo o nell’altro in base a qualche caratteristica fisica. E’ importante allo stesso tempo avere sempre presente quanto questi sistemi di pensiero discriminanti (sessismo, classismo, razzismo, etc) influiscano sulla vita reale delle persone e denunciarne ogni manifestazione quando essa viene alla luce. La soluzione non è mettere al muro tutti gli uomini, etichettarli come sessisti epotenziali stupratori e farli sentire in colpa per il fatto di essere nati con un pene. Non è accentuando le differenziazioni che già esistono tra le persone che risolveremo l’autoritarismo delle nostre relazioni: o meglio, è si accentuando le differenziazioni, ma quelle tra ogni singolo individuo anziché tra gruppi sociali, e iniziando a vedere le differenze come un arricchimento e una qualità con sospetto e astio.

    Dobbiamo confrontare l’uso che facciamo del potere nelle nostre relazioni personali, riconoscere laddove non ci stiamo comportando in maniera egualitaria e orizzontale con gli altri, ma siamo influenzati da quella categoria stigmatizzante o scadiamo in atteggiamenti di superiorità, egocentrismo, possessività – quando utilizziamo le nostre posizioni privilegiate di natura sociale per ottenere dei vantaggi. Non sempre questo tipo di comportamenti ha implicazioni di genere, può manifestarsi secondo diverse ramificazioni: l’individuo autoritario spesso si comporta con superiorità non solo verso le donne (anche perché può essere una donna!), ma anche verso tutti coloro che hanno minor potere o una posizione sociale più svantaggiata: sul posto di lavoro con i dipendenti, a casa con i figli, nel rapporto con gli animali non umani eccetera. Ricondurre tutto al sessismo, nel caso l’individuo in questione sia un uomo, spesso ci rende ciechi di fronte agli altri ambiti in cui l’autoritarismo si esprime, oppure ci fa perdere le connessioni tra sessismo, razzismo, classismo, specismo e altre forme di oppressione che lavorano in modo simile funzionando specialmente in chi ha tendenze autoritarie. Etichettare ogni atteggiamento autoritario come sessista ci impedisce inoltre di riconoscere questi atteggiamenti quando sono presenti in noi stessi, e questo accade talvolta in alcuni ambienti femministi, dove si possono comunque sviluppare dinamiche autoritarie, che però quando portate avanti da donne vengono sottovalutate e tollerate, mentre l’atteggiamento di risposta sarebbe molto più duro se fosse opera di uomini.

    Non generalizziamo quindi, e stiamo bene attenti/e a non urlare al sessismo quando un problema e ancora più grave e più ampio e riguarda un atteggiamento autoritario verso non soltanto una categoria di persone, ma numerose categorie, o verso tutti gli individui considerati di “minor valore” dalla persona autoritaria. Questa persona va messa di fronte ai suoi comportamenti in maniera diversa che nel caso di una persona sessista. E’ importante invece riconoscere quando l’autoritarismo, la possessività, l’egocentrismo, la presa di distanza eccetera hanno implicazioni sessiste, ovvero cercano di giustificare se stesse in base a qualche presunta verità sui generi, sul sesso o sulla sessualità. Nell’analisi delle implicazioni culturali delle categorie di sesso, genere e orientamento sessuale che affronterò nei prossimi capitoli emergeranno le numerose varietà di comportamenti sottilmente sessisti che adottiamo tutti i giorni senza nemmeno rendercene conto: imparando a riconoscerli e a indagarne le origini storiche/culturali, potremo finalmente iniziare ad affrontarli."

    Leggi qui per seguire le risposte di alcune persone alla domanda posta da FAS su sessismo e antisessismo.

    Ultimo aggiornamento ( Giovedì 11 Ottobre 2012 09:30 )  

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