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    Home Lotte e movimenti movimenti [Palestina] Voice of the voiceless: rassegna stampa 15 - 19 settembre

    [Palestina] Voice of the voiceless: rassegna stampa 15 - 19 settembre

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    19 settembre, ore 23, Gaza è ancora sotto attacco. (foto)
    “3 i morti nell'ultimo bombardamento: Ashraf Saleh Abu Maraqa, 22 anni, Anees abu Al Enien 22 anni, ed un terzo, clinicamente morto,Nedal Nasrallah.
    Ashraf è uno dei prigionieri rilasciati nell'ultimo scambio con Shalit, e pare sia fratello del politico palestinese Ahmad Yousef” (da Rosa Schiano)

    A quasi un anno e mezzo dalla sua morte, si è concluso il processo agli assassini di Vittorio arrigoni. Qui un articolo di Michele Giorgio che interpreta a pieno la nostra reazione e il nostro umore. Fin dal primo momento abbiamo sostenuto che, a prescindere dagli assassini, è Israele ad aver creato, in più di 60 anni, le condizioni affinché avesse luogo questo teatro di barbarie.
    Nessuna condanna potrà restituirci Vittorio.

    Il 16 settembre, invece, ricorreva il 30° anniversario del massacro di migliaia di civili palestinesi nel campo profughi di Shabra e Shatila, a Beirut. Tra il 16 ed il 18 settembre 1982, miliziani cristiano falangisti, con la complicità dell’esercito israeliano, torturarono ed uccisero migliaia di palestinesi rifugiatisi in Libano dopo la Nakba del ‘48.
    Il fatto che tutt’oggi, dopo trent’anni, i responsabili di questa strage restino ben noti e tuttavia impuniti, che si cerchi con ogni mezzo di cancellare la memoria di Sabra e Shatila, non fa che confermare - come si legge in uno degli ultimi comunicati del Fronte - che “lo stato sionista ed i suoi leaders sono stati sempre pienamente sostenuti dall’imperialismo statunitense nelle politiche di terrore e genocidio attuate contro i palestinesi, con il silenzio, la complicità ed il supporto della comunità internazionale”.
    Ancora oggi, le condizioni in cui versano i palestinesi costretti nei campi profughi sono insostenibili e, presumibilmente, peggioreranno fin quando non gli verrà riconosciuto il diritto fondamentale di ritornare nella propria terra.

    E proprio riguardo la complicità dell’imperialismo statunitense ed europeo nei confronti di Israele, Mitt Romney, il candidato repubblicano, non ha perso occasione per fare le sue dichiarazioni da amico di Netanyahu. Accusa i palestinesi di essere disinteressati alla risoluzione della “questione”; fa esternazioni razziste sostenendo che il divario tra economia israeliana e quella palestinese sia  determinato da una differenza culturale. Romney su una cosa ha ragione: nemmeno i democratici si sono schierati contro Israele, approvando, all’inizio di settembre, una mozione che reinserisce la definizione “Gerusalemme capitale di Israele” nella piattaforma del partito (vedi rassegna stampa 6-14 settembre)

    E’ di oggi la notizia di un rapporto della Banca Mondiale che accusa Israele di non permettere lo sviluppo economico dei Territori Occupati, sequestrando, di fatto, le risorse dell' "area C".« “La famigerata Area C, dove si concentrano fondamentali risorse naturali, agricole e idriche, da decenni sotto il controllo delle autorità israeliane che non solo ne impediscono l'utilizzo, ma ne fanno man bassa. E proprio il mancato controllo di tali risorse non permette alla Palestina di camminare sulle proprie gambe, rendendo la sua economia totalmente dipendente da quella dell'occupante.[…] A ciò si aggiunge, come sottolinea la Sherman, "un sistema di restrizioni fisiche al movimento, istituzionali e amministrative che hanno frammentato il territorio in piccole enclavi e che hanno fatto mancare qualsiasi forma di coesione economica".»
    In merito a ciò, Khalida Jarrar, compagna dell’ufficio politico del FPLP ha ribadito la necessità di mettere fine ai rapporti bilaterali mascherati da “processi di pace”, mettere fine agli accordi di Oslo che hanno inflitto numerose perdite al popolo palestinese e rifiutare i futuri accordi o collaborazioni “per la sicurezza” con lo stato occupante.

    L’opera di colonizzazione delle terre palestinesi, infatti, continua spedita: l’associazione di coloni israeliani Elad (lautamente supportata da milioni di dollari delle autorità israeliane e di donatori stranieri) ha annunciato la costruzione di un ponte destinato a collegare la città vecchia di Gerusalemme e il sito archeologico “la città di David”, nel quartiere palestinese di Silwan, a Gerusalemme est, dove l’opera di “giudaizzazione” della città ha portato un quarto delle terre del quartiere ad essere confiscate dalle autorità israeliane, con l’obiettivo finale di trasformarne il 70 % in un sito che celebri l’antica “presenza ebraica” nella città santa.
    Allo stesso modo, a Hemdat, colonia israeliana nella Valle del Giordano, si offrono case gratis per un anno in modo da aumentare la sua popolazione, dopo la recente approvazione alla costruzione di un nuovo quartiere di coloni.
    Insomma, occupazioni, demolizioni e soprattutto aggressioni continue come quella di cui è stato vittima Akram, lasciato per terra svenuto dopo essere stato picchiato selvaggiamente da tre coloni mentre l’esercito israeliano addirittura sparava lacrimogeni sui palestinesi che provavano a rispondere all’aggressione. Niente di cui meravigliarsi, visto che si tratta dello stesso esercito che qualche giorno prima aveva ridotto in fin di vita un uomo nel villaggio di Majaz, dopo avergli distrutto la macchina ed averlo detenuto nel loro hummer per un’ora o che venerdì 14 ha "preventivamente" invaso il villaggio di Kufr Qaddoum per sopprimere la manifestazione di protesta contro la chiusura della strada principale che collega il villaggio alla città più vicina, Nablus.

    Prosegue, intanto, la mobilitazione a sostegno dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Due detenuti, in sciopero della fame rispettivamente dal 21 giugno e dal 22 maggio scorsi, Samer al-Barq e Hassan Safadi, si trovano ormai in condizioni gravissime. Al loro sciopero si è unito anche Mahmoud Ahmad, appena quindicenne, detenuto ad Ofer dopo essere stato arrestato nel campo profughi di Al-maghazi. Manifestazioni di protesta si sono tenute a Ramallah, Nablus, Betlemme, Gerusalemme, Hebron.

    Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 23 Gennaio 2013 21:01 )  

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