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    Home Lotte e movimenti movimenti [Palestina] Voice of the voiceless: rassegna stampa 6 - 14 settembre

    [Palestina] Voice of the voiceless: rassegna stampa 6 - 14 settembre

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    Continuano i raid israeliani su Gaza, dopo gli ultimi bombardamenti che hanno provocato la morte di sei palestinesi in meno di 24 ore. (ISM)

    Intanto, l'ultimo rapporto dell'Onu, conferma ulteriore della condizione disperata  in cui versa la striscia, riferisce che "Nel 2020 la popolazione di Gaza raggiungerà i 2.1 milioni di abitanti e in mancanza di azioni urgenti non vi potrà essere un'adeguata fornitura di acqua, elettricità e servizi educativi e sanitari". (Nena-news)

    Altrettanto insostenibile è la vita nei territori occupati dove i palestinesi sono costretti a subire vessazioni e abusi quotidiani da parte dei coloni impuniti. Emblematiche sono la storia di Jalaal, arrestato a sedici anni insieme a suo padre  per aver provato a difendere la sua famiglia dall'irruzione di 30 coloni armati di bastoni e pistole e quella di Hashem, costretto a trascorrere quasi 10 anni in una galera israeliana per essersi opposto a quella che è considerata normale amministrazione nella città occupata di Hebron: confisca di terre, raid nelle case, pestaggi a donne a bambini, offese di ogni tipo.

    Oltretutto, i palestinesi si trovano a dover fronteggiare gli effetti di una crisi economica che si fa sempre più dura. In diverse città si sono tenute manifestazioni di protesta che hanno contestato le politiche economiche dell'Anp e messo in discussione il protocollo di Parigi (firmato dalla stesa Autorità nell'ambito degli accordi di Oslo) che lega indissolubilmente l'economia palestinese a quella israeliana, sottoponendola completamente al controllo dell'occupante e negandole di fatto qualsiasi possibilità di avviare un proprio sviluppo autonomo.

    Non c'è da meravigliarsi che gli Stati Uniti appoggino e supportino fortemente le politiche sioniste di Israle. L'ultima riprova arriva in seguito ad una convention del partito democratico.
    «Con un voto per acclamazione, i delegati della convention democratica hanno approvato una mozione che reinserisce la definizione “Gerusalemme capitale di Israele” nella piattaforma del partito. Proprio a ridosso delle elezioni, Obama e il partito democratico hanno voluto sottolineare, una volta di più, la volontà, da parte dell'amministrazione Usa, di mantenere fermo "l'impegno incrollabile per la sicurezza di Israele”.
    A proposito di questa ennesima dichiarazione di sostegno allo stato israeliano, Maher Taher, membro del Fplp, ha dichiarato che la decisione di riferirsi nuovamente a Gerusalemme come capitale d'Israele non fa altro che riflettere l'ostilità degli Stati Uniti nei confronti dei diritti dei Palestinesi. I due partiti, democratico e repubblicano, hanno dimostrato, ancora una volta secondo Taher, che "tutte le amministrazioni Usa, in quanto agenti dell'imperialismo statunitense, rappresentano il principale nemico dei principi del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite" e "il più grande sostenitore del terrorismo, delle aggressioni e dell'occupazione praticate dal sionismo contro il popolo palestinese.»

    Violando esplicitamente l'accordo firmato lo scorso 14 maggio che poneva fine ad un importantissimo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi , Israele ha continuato a detenere prigionieri in isolamento e a rinnovare gli ordini di detenzione amministrativa. Manifestazioni a sostegno dei detenuti continuano a tenersi davanti al carcere di Ofer, a Ramallah, a Gaza.
    Le famiglie dei palestinesi detenuti hanno fatto appello questa settimana perché si organizzi subito un’azione di sostegno allo sciopero della fame di massa del 13 settembre, mentre individualmente alcuni prigionieri hanno già cominciato a rifiutare il cibo.


    Ancora una volta simbolo del coraggio, della determinazione e della incessante resistenza palestinese, Sa'adat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, arrestato nel 2002, tenuto per anni in isolamento, nell'ultima udienza del suo processo, ha pubblicamente disconosciuto la corte israeliana in quanto essa stessa rappresenta “uno dei fronti del terrorismo sionista contro il popolo palestinese e strumento di repressione nei confronti dei prigionieri palestinesi”.
    "Il popolo palestinese resisterà fino al raggiungimento della libertà, della liberazione, dell'indipendenza e del ritorno di tutti i palestinesi alla loro terra, la Palestina. La nostra causa, la pervicacia del nostro popolo e la sua forte determinazione sono più forti dell'occupazione, della sua parodia di legalità; non importa quanto strette siano le restrizioni alla libertà del nostro popolo: la libertà è inevitabile."


    Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 23 Gennaio 2013 21:01 )  

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