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    Home Lotte e movimenti movimenti Perchè un "focus" sulla situazione in Palestina?

    Perchè un "focus" sulla situazione in Palestina?

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    Voice of the voiceless

    “La mia bocca sarà la bocca delle sofferenze che non hanno bocca,
    la mia voce sarà la libertà delle voci
    che si piegano di fronte alla cella della disperazione.”
    (Césaire, Diario del ritorno al paese natale)


    Nelle tante rassegne fatte in questi anni, sui temi più disparati (dall’università al lavoro, passando per le guerre), ci siamo sempre trovati a segnalare articoli e a commentarli con l’intento di capire cosa si nascondesse dietro determinate dichiarazioni; abbiamo sempre cercato di contrastare, nel nostro piccolo, la feroce macchina di propaganda della borghesia, tentando di resistere e rispondere anche agli attacchi sferrati sul piano mediatico e ideologico. Oggi che siamo nel pieno nella campagna internazionale Freedom Flotilla III e seguiamo l’Estelle avanzare porto dopo porto, organizzando la sua accoglienza a Napoli, sappiamo che bisogna fare un passo indietro. Gli infami titoli del Giornale arriveranno dopo, così come le accuse di terrorismo nei confronti di un qualsiasi attivista pro-Palestina. Ora c’è poco da “smontare” o da osteggiare, perché di Palestina non se ne parla: è solo uno degli innumerevoli modi per farla scomparire, d’altronde.

    Quello che ci proponiamo con questa rassegna stampa, quindi, non è solo informare sugli spostamenti della Estelle e sulle belle accoglienze che sta ricevendo in giro per l’Europa. L’obiettivo principale è quello di dare un quadro complessivo della situazione in Palestina che peggiora vertiginosamente. Peggiora nei raid aerei, nelle condizioni disumane in cui sono costretti a vivere i prigionieri nelle carceri e i palestinesi fuori dalle carceri, ma comunque privi di libertà. Peggiora nell’onnipotenza di Israele nello scacchiere internazionale e in quella dei coloni nei territori occupati. Peggiora nella possibilità, sempre più lontana, per milioni di rifugiati  palestinesi di poter ritornare nella propria terra. Peggiora nell’isolamento a cui i palestinesi sono relegati tramite l’embargo su Gaza, così come nel silenzio dei media mainstream. Peggiora nell’accordo secondo cui le politiche economiche palestinesi sono direttamente dipendenti da Israele e peggiora nel supporto sempre più forte e scontato delle politiche sioniste da parte della comunità internazionale.
    E’ questo che la campagna Freedom Flotilla tenta di interrompere. La forza di questa barca non consiste nei materiali che porta a bordo, ma nel messaggio di solidarietà internazionale e nella pretesa di autodeterminazione del popolo palestinese che pesa più di centinaia di sacchi di cemento messi assieme.

    [In continuo aggiornamento]

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