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    Home Lotte e movimenti antifascismo A volte ritornano (ma poi li cacciamo)

    A volte ritornano (ma poi li cacciamo)

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    Il 26 novembre è andato. Nonostante la chiamata nazionale alle armi e migliaia e migliaia di manifesti sui muri di molte città italiane, ci sembra di poter dire che Casa Pound abbia floppato di brutto. Meno di mille i “fascisti del terzo millennio”, sicuramente più di mille le loro bandiere che insieme ai tre girotondi a piazza Carlo III gli sono serviti a non essere completamente invisibili.

    A qualche centinaio di metri il nostro presidio, di lavoratori, studenti, disoccupati di Napoli, lanciava un chiaro messaggio: i fascisti, a Napoli e in qualsiasi altro luogo, non li vogliamo e cercheremo di allontanarli ed arginarli sempre e comunque. Ci siamo presi piazza Cavour, inizialmente indicata come punto di arrivo del corteo di Casa Pound, nonostante non ci fosse stata concessa. Si è riempita con più di un migliaio di persone; un presidio plurale e comunicativo, ma deciso a muoversi appena dall’altra parte si fossero mossi di soli due metri. La Napoli antifascista che alla retorica dei ribelli utilizzata da Iannone, Florino &co e all’equiparazione dei media tra opposti estremismi, ha risposto e continuerà a rispondere con la determinazione, la chiarezza e l’autonomia che l'ha sempre contraddistinta. Sappiamo chi sono questi personaggi, abbiamo imparato a conoscerli quando hanno provato a radicarsi qui a Napoli qualche anno fa, prima di essere cacciati, lo abbiamo imparato dalle esperienze dei compagni in altre parti d’Italia. Conosciamo i loro padrini, famosi a Napoli esclusivamente per le loro vicende processuali; sappiamo qual è il loro ruolo che provano a celare millantando di essere la "vera opposizione": non sono altro che uno dei volti di quello contro cui lavoriamo e lottiamo ogni giorno.

    Alla fine della giornata, arrivata la notizia dello scioglimento del presidio fascista, ci siamo mossi in corteo per alcune centinaia di metri…

    di seguito il volantino che abbiamo distribuito durante il presidio di sabato 26...

    Ci risiamo! I neofascisti di Casa Pound stanno provando, dopo aver fallito nel 2009, a rioccupare un posto nella nostra città. Siccome non hanno i numeri per qualsiasi iniziativa significativa, hanno chiamato un corteo nazionale che facesse confluire a Napoli squadristi da tutta Italia e gli desse un po’ di visibilità. Contro questa manovra è nata una mobilitazione antifascista che sta cercando in ogni modo di impedire che un covo fascista si insedi nella nostra città.

    Per combattere efficacemente Casa Pound dobbiamo capire bene chi sono e in che contesto, sia storico che geografico, si muovono. Non si tratta solo di contrastare un gruppetto fascista e violento, una banda di esaltati. Casa Pound infatti è un gruppo politico che integra il “fascismo da strada” (aggressioni a studenti, immigrati, omosessuali, militanti) con il “fascismo in doppiopetto” di alcuni settori della borghesia italiana e con i suoi apparati di stato. Proprio per questo – cioè per il fatto che un gruppo nazionale  come questo non ragioni in maniera estemporanea – dobbiamo chiederci perché stiano provando da ben tre anni a insediarsi a Napoli, investendoci tempo e denaro...

    Insomma: perché proprio Napoli? E perché proprio ora?
    Innanzitutto perché Casa Pound è un progetto politico pensato per la metropoli, le cui parole d’ordine – come fu per il fascismo storico e per il nazismo – ricalcano quelle dei movimenti e della sinistra, e provano a parlare al proletariato urbano. Da questo punto di vista, Napoli, come terza città d'Italia, non può non essere un obbiettivo.  In secondo luogo, e cosa ben più importante, Casa Pound ha contatti strettissimi con le alte sfere del PDL (fino a poco tempo fa al Governo). Oltre che con politici di governo hanno contatti con ambienti dei servizi segreti. E proprio i servizi hanno più volte indicato Napoli come "polveriera", come punto critico del loro controllo sociale, come buco possibile della "controrivoluzione preventiva”. Se seguiamo questa linea di ragionamento, ci appare con maggior chiarezza il ruolo che i fascisti dovrebbero assolvere nella nostra città: vengono utilizzati (che ne siano o meno consapevoli) per impedirci di portare avanti la lotta e radicalizzare la situazione come merita. Per impedire cioè che da Napoli parta qualcosa che possa servire all'Italia. Fanno insediare un gruppetto fascista a Napoli: e via denunce ai compagni, settimane inchiodati a parlare di ‘sti coglioni, iniziative sospese per un po'... Perciò dobbiamo reagire subito, ed evitare, proprio come nel 2009, che trovino spazio...

    Questa proiezione dei fascisti a Napoli ci deve far essere ancora più responsabili! Contrastare il fascismo qui diventa essenziale: bisogna però contrastarlo bene, cioè accelerando i processi di aggregazione fra compagni e portando lo scontro sui problemi reali, vissuti ogni giorno dagli studenti e dai lavoratori anche non politicizzati. Fare politica, interpretare i bisogni e le aspirazioni delle masse è l'unico modo per togliere spazio ad ogni progetto reazionario (che sia quello della BCE e degli industriali, o quello degli squadristi con tartaruga annessa).

    Nessuno spazio ai fascisti!
     
    Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 07 Dicembre 2011 00:06 )  

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